Categoria: Lavorazioni industriali

Lastre in policarbonato: struttura e utilizzi

Le lastre in policarbonato presentano un’elevata versatilità, che ne permette l’utilizzo sia in ambito domestico e amatoriale che in quello prettamente industriale. È un materiale termoplastico incolore, e ad elevato livello di trasparenza, sviluppato per utilizzi commerciali a partire dagli anni 50 del 1900; pesa sei volte meno del vetro e vanta una resistenza molto superiore.

Una delle più comuni applicazioni di queste lastre è sicuramente la costruzione di lucernari, in sostituzione alle tradizionali lastre di vetro. Questa scelta è dovuta essenzialmente a una delle più preziose caratteristiche del policarbonato in lastre, ossia la sua elevatissima resistenza agli impatti, combinata con un peso molto contenuto. Solitamente, in questo genere di applicazione, viene aggiunto alla lastra un rivestimento che la rende resistente ai raggi ultravioletti. Oltre a questo, l’alta trasparenza della lastra, insieme alla sua proprietà di diffondere la luce, fa sì che la polvere che vi si deposita sia quasi invisibile, e comunque semplice da rimuovere con un semplice getto d’acqua.

Ma non ci si ferma certo qui. Robustezza, leggerezza, e capacità di sostenere senza danni una vasta gamma di temperature ne fanno il materiale perfetto per creare oggetti diversissimi tra loro, dalle lenti per gli occhiali da vista alle finestre antiproiettile, fino a CD e DVD; e le lastre di policarbonato sono ritenute un materiale ideale per la costruzioni di serre e coperture urbane, come le tettoie per le fermate dei mezzi pubblici.

Per utilizzare meglio il policarbonato fai riferimento a https://www.gdc.it/fogli-e-film-policarbonato.html

Essiccatoi a nastro: un importante macchinario industriale

Sono moltissime le applicazioni nelle quali, nell’industria moderna di ogni genere e tipo, trova grande popolarità e dimostra un’utilità evidente il nastro trasportatore. Fra queste, ce n’è una forse meno nota, che è però diffusa in molti diversi settori industriali: quella dell’essiccazione, per effettuare la quale si usano appunto nastri trasportatori che attraversano appositi essiccatoi. A servirsi di tali dispositivi sono industrie in campi, come dicevamo, diversissimi, che vanno dalla produzione di abbigliamento, alla lavorazione del legno, alla produzione di alimenti e prodotti da forno.

Un essiccatoio a nastro è principalmente caratterizzato dalla possibilità di sottrarre umidità anche con grande lentezza dagli oggetti che lo attraversano, dato che la velocità di movimento di questi ultimi è dettata dal passo a cui viene impostato il nastro trasportatore stesso. È proprio da questa versatilità, che è il suo principale vantaggio, che deriva quella ampiezza di applicazione e vastità di settori di utilizzo di cui parlavamo poc’anzi: la regolazione di temperatura e velocità renderà macchinari per il resto molto simili adatti ora ad essiccare dei prodotti alimentari, ora ad asciugare una partita di magliette su cui sono appena state stampate delle decorazioni.

A rendere tanto efficace il processo di essiccazione condotto tramite questi dispositivi è, in parte, la struttura stessa del nastro trasportatore, che è solitamente realizzato in maglia metallica, e presenta quindi una superficie costellata di piccoli fori. Attraverso questi, circola con grande semplicità l’aria calda, il che permette di effettuare il riscaldamento degli oggetti su ogni lato. A fare il resto è, naturalmente, la parte elettrica del macchinario, la quale regola le temperature alle quali è in grado di arrivare, e quindi i tempi effettivi di lavorazione possibili.

Punzonatura lamiera: tecnologia CNC

Le punzonatrici sono macchine ad assetto verticale che compiono nell’industria metallurgica l’operazione di punzonatura. Con questa tecnica è possibile imprimere su una lamiera un numero, un segno oppure creare buchi e fori che serviranno poi ad altri scopi. L’evoluzione delle punzonatrici per la punzonatura di lamiera ha fatto sì di unire una catena di produzione continua all’innovazione tecnologica.

Di fatto tra gli anni 40 e 50 la tecnologia ha portato le punzonatrici sul mercato come innovativo modello di automazione. Le prime macchine operavano la punzonatura di lamiera mediante processi NC, ossia numeric control. Con questa tecnica era possibile controllare numerando i pezzi punzonati, la produzione, le lavorazioni e quant altro; è stato il primo mezzo di rintracciabilità.

Con il susseguirsi degli anni e con l’automazione e l’evoluzione informatica, si è arrivati alla realizzazione di macchine CNC, computer numerical control. Fino agli anni 80 erano usate solo per lavorazioni molto precise e delicate, ma al giorno d’oggi vengono impiegate in molti campi meccanici.

La tecnologia CNC per la punzonatura lamiera è la diretta evoluzione delle macchine NC; questo è dovuto alla presenza di un computer rilevatore esterno che opera la rilettura a fine opera. Le punzonatrici hanno generalmente 2-3 gradi di libertà, grazie a questi possono muoversi lungo l’asse orizzontale e verticale, creando quindi un foro molto preciso.
Le macchine computerizzate a controllo numerico più all’avanguardia sono dotate di più testate orientabili sui 2 assi cartesiani, in grado quindi di ruotare giroscopicamente.

Il computer acquisisce i dati dagli encoder e le istruzioni dettate dall’operatore, in base a queste posizione e sposta il punzone lungo tutto l’asse a seconda del foro, quindi una volta in posizione procede all punzonatura di lamiera. Gli encoder sono degli informatori che trasmettono al computer il movimento e la locazione del punzone lungo gli assi.
Quindi nella punzonatura di lamiere CNC vi è un grande contributo da parte dell’informatica;

Riassumendo, l’operatore fornisce le istruzioni e i comandi al computer, questo tramite apparecchi e dispositivi comanda e manovra la macchina che permette la punzonatura della lamiera. Un bel passo tecnologico se rapportato alla sola azione manuale del punzone dello scorso secolo.

Uno sguardo alle lavorazioni della lamiera

Quando le vediamo una volta che sono state poste in opera, quando svolgono la loro funzione definitiva ora nel campo dell’arredo, ora in un oggetto di design, ora invece nel settore edilizio, ci sembrano tanto diverse che ci è arduo credere che abbiano la stessa genesi; ma tutte le lamiere hanno origine dall’identico tipo di materiale, ed è solo la lavorazione lamiere effettuata sulla cosiddetta “bramma” – che in realtà altro non è che un semplicissimo pezzo di acciaio – che crea questo materiale tanto duttile da poter essere usato così per andare a avvolgere il motore e i meccanismi di un elettrodomestico, come per rinforzare un tetto.

Sono, difatti, le numerose lavorazioni che possono essere praticate su di esso a fare di un materiale semplice come la lamiera – che, ricordiamolo, alla fine altro non è che, di base, una lastra di metallo che viene lavorata per raggiungere uno spessore bassissimo, quasi fosse un foglio – la scelta ideale per così tante diverse funzioni. E tutte queste lavorazioni iniziano allo stesso modo, a partire proprio dalla “bramma” di cui parlavamo prima, con un processo che prende il nome di laminazione a caldo, e consiste nel far passare la bramma attraverso serie di rulli accoppiati, sempre più vicini fra loro. I passaggi stirano e assottigliano il blocco d’acciaio, che viene mano a mano a prendere l’aspetto e le caratteristiche della lamiera a noi tanto familiare.

Su tali lastre, o sugli oggetti che ne vengono ricavati, si possono ora eseguire una serie vastissima di trattamenti, di cui possiamo citare un paio a titolo d’esempio:

Zincatura
Il motivo per cui si effettua il trattamento che denominiamo di zincatura è la volontà di proteggere superficialmente una serie di oggetti che si sono prodotti. La zincatura ha il beneficio non indifferente di difendere da due diversi rischi: da un lato dall’abrasione, e dall’altro dalla corrosione. Per effettuarla, si deve coprire l’intera superficie della lamiera con uno strato sottilissimo di zinco: per produrre tale effetto ci sono due metodi principali, uno a freddo e uno a caldo. Il primo, detto elettrostatico, prevede di immergere gli oggetti in una soluzione di sali di zinco ed utilizzare l’elettricità per far depositare gli atomi di zinco sulla superficie della lamiera; il secondo invece prende il nome di galvanico, e consiste nella soluzione, forse più intuitiva, di intingere la lamiera in un bagno di zinco fuso, lasciando che questo vi si depositi sopra in uno strato sottile ed uniforme.

Burattatura
Il motivo per cui si sottopone un oggetto al trattamento che prende il nome di burattatura è quello di rifinirne l’aspetto superficiale; è un tipo di processo comune, oltre alla lamiera, anche a oggetti di pietra e di vetro. Nel concreto si tratta di un metodo molto semplice; consiste, in pratica, nel fare rotolare i pezzi gli uni sugli altri, all’interno di un tamburo rotante, con una serie di sostanze abrasive – che vengono scelte, a seconda del materiale da burattare, fra sabbia, pezzi di ceramica, o anche schegge metalliche – e ad un bagno di detergente. Questo porta all’abrasione della superficie degli oggetti nel tamburo, e può dar loro una finitura lucida oppure opaca, a scelta.

Navigation